Castello della Verrucola

Il castello sorge tra il torrente Mommio ed il canale di Collegnago, lungo la via che porta la passo del Cerreto e a quello dell’Ospedalaccio, in posizione dominante sul piccolo borgo sottostante e sulla via che dalla val di Magra conduce ai valichi della Lunigiana orientale, verso la pianura reggiana e parmense. Non sappiamo se ci siano stati, in questo luogo, insediamenti precedenti, ma il castello della Verrucola viene citato per la prima volta nel 1077, in una concessione di Enrico IV agli Estensi. Più tardi il castello è più volte menzionato come Verrucola Bosorum (Verrucola de' Bosi, gli stessi che danno il nome al castello di Pontebosio), una delle famiglie discendenti, con i Bianchi di Erberia, da Rodolfo da Casola, vassallo della Contessa Matilde di Canossa.

Sul finire del secolo XII i Bosi, come le altre famiglie della nobiltà feudale Lunigianese, dovettero cedere il passo ai Malaspina che con la pace di Costanza del 1183 ottennero di diritto il controllo di tutta la val di Magra. Nel 1221, con la grande divisione in due rami del feudo Malaspiniano, Verrucola è inserita nel feudo dello Spino Fiorito, anche se per tutto il secolo XIII si susseguono vicende politiche assai complesse che vedono intrecciarsi gli interessi dei Malaspina stessi, dei Bosi, del Comune di Lucca e di diverse altre famiglie della zona. Nel  1312 Spinetta Malaspina il Grande strappa Verrucolaai lucchesi e ne fa il perno del suo progetto di unificazione della Lunigiana sotto un’unica signoria.  Spinetta lasciò profonde tracce nella struttura del castello, che ampliò aggiungendo accanto al mastio originario delle possente torri di fiancheggiamento, completando la cinta perimetrale e edificando due porte d’accesso, ancora oggi intatte. Fra le mura di questo castello Spinetta il Grande sognò di conquistare ed unificare sotto il suo controllo tutta la Lunigiana storica costruendo la sua grande signoria.
Il tentativo però fallì perché sulla sua strada si pose Castruccio Castracani degli Anteminelli, invincibile condottiero e signore della potente città di Lucca, con il quale ingaggiò una epica lotta che vide la vittoria di quest’ultimo proprio dopo l’assedio e la presa della Verrucola 1319. Per tre volte Spinetta tentò di riconquistare il castello, ma invano. Solo con la morte di Castruccio nel 1328 Spinetta può rientrare in possesso del castello (1335)
Dopo una breve parentesi collegata al dominio dei Visconti (1399-1402) i Malaspina riconquistano Verrucola e la controllano fino alla seconda metà del’400, quando Fivizzano entra a far parte definitivamente dell’orbita fiorentina.

Nel 1418 la Verrucola fu teatro di un eclatante fatto di sangue, che contribuì a fare entrare nell’orbita di Firenze buona parte della Lunigiana Orientale. Fu ordita una congiura dai marchesi di Gragnola assieme ai 2 figli illegittimi di Azzolino Malaspina, fratello del marchese di Verrucola Niccolò; una sera di giugno dal castello dell’Aquila di Gragnola partì una banda, che giunta alla Verrucola sul far del mattino uccise la guardia sul ponte del Gallo, invase il castello e fece strage a colpi d’ascia del marchese Bartolomeo, della moglie Margherita incinta, dell’ottantenne marchese Niccolò, dei servi e dei figli accorsi alle grida. I Malaspina di Gragnola infatti miravano ad impadronirsi del feudo di Fivizzano. Solo il piccolo Spinetta, di 20 mesi, sopravvive messo in salvo dalla balia. Questo evento drammatico ebbe una grande eco e fece da ulteriore leva per spingere Firenze ad intervenire sempre più decisamente sulle vicende politiche della Lunigiana orientale.  E’ lo stesso Spinetta a risolvere le contese tra Milano, Fosdinovo, Lucca e Firenze, donando a quest’ultima, alla sua morte, tutti i suoi beni e terre.

Giungendo a Verrucola si nota immediatamente la torre cilindrica che sorge sulla sponda opposta a quella del castello. Si tratta di una torre ausiliaria utile soprattutto per aumentare la visibilità e il controllo del territorio circostante. Questa torre, databile al secolo XIV, ha mura molto spesse, coronamento con beccatelli, e doveva avere un unico ingresso molto sopraelevato, servito da scale lignee o retrattili.
Il castello come appare oggi è in gran parte legato alle sue fasi trecentesche, nella versione voluta da Spinetta dopo la morte di Castruccio.
L’elemento più interessante è di certo il grande corpo-palazzo quadrangolare, che mantiene la sovrapposizione verticale di tre grandi saloni. Di particolare interesse, da un punto di vista strutturale, è la volta della cosiddetta sala d'armi a piano terreno, impostata sul massiccio pilastro centrale ottagonale. E’ inoltre visibile anche dall’esterno il bel loggiato in pietra serena della chiesetta collegata al castello, edificata nel ‘400.
Questo sistema di più edifici è cinto da diverse mura, con due porte principali (nord e sud) e varie torri con apparato a sporgere.

Nei secoli successivi il castello subisce modifiche e danni soprattutto dopo il terremoto del 1481. Nel ‘600 divenne perfino un monastero di monache agostiniane, per poi essere abbandonato. Gli interventi di restauro, condotti dallo scultore Pietro Cascella recentemente scomparso, hanno riportato il castello all’antico splendore: l'insieme del borgo, il ponte medievale, le mura e il castello offrono un’impressione di potenza formidabile.

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